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Era il 1995. Internet non era ancora arrivata nelle case. Il CD-ROM era il confine del digitale possibile.

Raf stava finendo un album e aveva un'idea: qualcosa di più, qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno aveva ancora fatto. Ci siamo seduti insieme e abbiamo cominciato a immaginare.

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Milano, 1995. Sede CGD EastWest, accanto al Duomo.

Da qualche anno portavamo alle case discografiche un'idea: i cataloghi non più su carta, ma su CD-ROM. Internet non era ancora nelle case. Il digitale accessibile al grande pubblico aveva un solo formato: il disco.

La chiamata è arrivata dal presidente di Warner Music Italia. Raf stava finendo Manifesto, il suo nuovo album. Voleva agganciare al disco qualcosa di nuovo, mai fatto prima. Il messaggio: vediamoci subito.

Il giorno dopo eravamo in riunione con i vertici CGD e con Raf. Non aveva ancora un'idea precisa. Eravamo stati chiamati non solo per costruire il progetto, ma per immaginarlo insieme.

Da quella conversazione è uscito un loft navigabile, ambienti diversi, strumenti, oggetti, frammenti della vita di Raf. Un'esperienza interattiva, quando la parola "interattivo" era ancora quasi fantascienza per il grande pubblico.

Abbiamo lavorato in parallelo mentre Raf finalizzava l'album. Una volta preparato il master per la produzione (centinaia di migliaia di copie) non si tornava indietro. Test, verifiche, compatibilità con sistemi operativi diversi, macchine con prestazioni diverse.

Poi la conferenza stampa, abbiamo portato i nostri computer in sala, per accompagnare i giornalisti nel viaggio dentro il CD-ROM. Era una prima assoluta.

Nei dieci anni successivi avremmo realizzato produzioni simili per molti altri artisti.

Vale la pena essere i primi, anche quando non c'è ancora una strada tracciata?

Con Raf abbiamo imparato che la risposta è sì, a condizione di entrare nel progetto insieme, prima ancora che abbia una forma. Da quella co-progettazione sono nate cose che hanno aperto strade nuove.

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